giovedì 27 giugno 2013

SHABBATH 21 TAMMUZ 5773 / 28-29 GIUGNO 2013

Arthur Markowicz: Due saggi

ORARI DI SIRACUSA:
Accensione  ore  20.04
Havdalah              21.10
Per le altre località  C L I C C A

PARASHAH PINCHAS: Bemidbar 25, 10 - 30, 1
HAFTARAH: Melakhim I, 18, 46 - 19, 21

Shalom a tutti.
La figura di Pinchas porta con sé alcune controversie nell'ambito della stessa cultura Ebraica. Pinchas trafigge con la lancia Zimri e Cozbi la midianita per punire, come esempio per tutti, la promiscuità sessuale fra un ebreo e una non ebrea; ed è scritto che il Signore approva questo gesto estremo che diventa anche riscatto per tutto il popolo. Troviamo elogio di Pinchas anche nel salmo 106.
Nel talmud Bavli ma anche in quello Yerushalmi, si levano voci critiche riguardo al comportamento violento di Pinchas, quando viene messa in discussione la legittimità di questo omicidio nei confronti della coabitazione di un ebreo con una pagana. Altre volte nella Torah non si risolvono così casi analoghi anzi, Ruth la moabita diventa un simbolo di devozione e coerenza che conduce alla preziosa conversione.
Dunque dobbiamo chiederci perché il Signore approva e premia quella che sembra un'efferatezza. La spiegazione è questa, che attraverso la promiscuità sessuale i giovani ebrei si avvicinano all'idolatria delle midianite accostandosi al culto di Baʽal Peʽor. È quindi l'identità spirituale di Israele che viene messa in discussione, la coesione religiosa del popolo stesso. Zimri paga per tutti quelli che si sono macchiati del peccato peggiore trasgredendo ai primi devarim. Non è la prima volta che succede ed ora che il popolo ebraico è vicino al raggiungimento della meta, il paese di latte e miele, rischia ancora una volta di perdersi. C'è bisogno di un atto eclatante, di un atto violento che abbia forti connotazioni simboliche. Gli atti violenti degli ebrei non sono mai gratuiti nella Torah. Lo sono invece tutto l'odio, la ferocia, le persecuzioni che hanno riversato sul nostro popolo tutti i figli di ʽAmalek.
Per questo è necessario saper leggere oltre l'accusa di indebito coniugio il sacrificio di Zimri.
Shabbath shalom
Israel Eliahu

SALMU 112: ELOGIU DI LU GIUSTU


1 Alleluia. Biatu l’omu ca timi lu Signuri e trova granni cuntintizza nei so’ cumannamenti. 2 Putenti supra a terra sarà la so’ stirpi, la discinnenza di li ggiusti sarà bbiniditta. 3 Onuri e rricchizza ‘nta la so’ dimura, la so’ ggiustizzia rimane pi sempri, 4 spunta ‘nta li tenebbri comu luci pi li ggiusti, bbonu, misiricurdiusu e ggiustu. 5 Filici l’omu ca havi pietat,i ca da’ a prestitu dinari, amministra i soi beni cu lu sennu. 6 Iddu nun sarà strantuliatu in eternu, lu giustu sarà sempri rriguardatu. 7 Nun temerà nessunu annunziu di malannu, saldu è lu so’ cori, cunfida ‘nta lu Signuri. 8 Sicuru è lu so’ cori, nun havi scantu, finu a quannu avrà lu trionfu supra li soi nimici. 9 Iddu duna largu ali poveri, a so’ ggiustizzia rimani pi sempri, la so’ putenza acchiana ‘nta la gloria. 10 Lu empiu viri, si adira e si mancia lu ficatu, fa scrusciri li denti e si cunsuma. Ma lu disiu di li empi fallisci e mori annigatu cu lu feli.

Traduzione di Khaim Jehudà - Giovanni Ferdinando Giudice (di proprietà dell’autore)

giovedì 20 giugno 2013

SHABBATH 14 TAMUZ 5773 / 21-22 GIUGNO 2013

Albeert Benaroya: Shabbath

ORARI DI SIRACUSA
Accensione  ore  20.03
Havdalah           21.09
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PARASHAH BALAQ: Bemidbar22,2 - 25,9
HAFTARAH: Mikhah 5,4 - 6,8


Gli uomini dell’antichità, il mondo in cui vissero i nostri padri, avevano vissuto una forma di competizione con gli animali; riconoscevano loro qualità che agli umani difettano: la velocità, l’agilità, la capacità di volare nell’aria, di nuotare nelle profondità delle acque, la potenza dei rostri, delle fauci, delle unghie e forme di intelligenza collettiva. In fin dei conti l’uomo potè sembrare a sé stesso una sorta di forma degradata che, avendo perduto la sacralità divina, dovesse competere con le fiere per la sopravvivenza. Nelle leggende del mondo antico l’uomo poteva rinascere trasformato in un animale, in una metempsicosi di cui si trova traccia in tutte le culture. Una sorta di reversibilità evolutiva nel pensiero di una possibile circolarità. Questo tuttavia lasciava supporre una modesta differenza fra uomo e animale. Questo concetto di ciclicità nelle forme vive del creato era comune anche agli Egiziani. Il passaggio di alcune civiltà totemiche all’elezione di dei-animali fu quasi naturale. Molti di questi animali mantenevano in comune con quelli viventi null’altro che l’aspetto; i buoi che erano stati eletti divinità venivano lasciati morire di morte naturale. Cosicché diventarono animali-dei gatti, serpenti, vacche e pesci. In questo contesto ricordiamo la costruzione dell’idolo, del vitello d’oro, che riguarda appunto un salto all’indietro in una eredità culturale idolatra e straniera, da parte del popolo Ebreo.
Il Santo Benedetto che ha creato i mondi e gli spazi infiniti, pare che ogni tanto fletta la sua maestà per agire nel Suo creato con le forze che gli umili bipedi pensanti possano comprendere. E spesso si è servito di animali. Serpenti, locuste, rane, quaglie agiscono nella storia biblica come forze esortative o deterrenti, inviate dal Santo Benedetto come un elemento in cui gli uomini si riconoscono e si autoconnotano. Così gli animali diventano mediatori per una dimensione altra, per l’irrazionale, il superno. Si direbbe che gli animali abbiano avuto in dono la possibilità di mediare con forze che gli uomini non possiedono. Di poco hanno preceduto la creazione dell’uomo. Il termine barà - creare e non ʽasah – fare, ci accomuna a questi nostri fratelli minori.
Gli stessi fratelli che per comandamento divino partecipano alla gioia dello Shabbat.
Ma mai si era veduta un’asina parlare!!! Questo animale che nelle terre babilonesi ha conosciuto la cattività, l’addomesticamento, vede quello che il grande mago, lo sciamano, non riesce a vedere: un angelo posto sul suo cammino. E di questa creatura celeste comprende la lingua, il senso. Così se ne fa interprete e cambia la storia di questa maledizione mancata.
Secondo alcuni la dimensione  nell'evento dell'asina parlante è onirica; la natura del sogno si aggrada maggiormente ad un evento così surreale, ma ben sappiamo di come il sogno sia portatore di eventi, prefigurazioni, profezie; in fondo gli angeli compaiono in sogno anche a Jaʽakov.
L’umiltà dell’animale, che condivide con noi la neshamah, si fa ragione; prima dello stregone comprende il linguaggio dell’inviato divino. Per questo, a volte, negli occhi di un animale riconosciamo quella profondità, quell’infinita bellezza del creato che non sappiamo più riconoscere nei nostri occhi.
Shabbat shalom
Israel Eliahu

domenica 16 giugno 2013

SALMU 29: INNU A LU SIGNURI DI LA TIMPESTA


1 Salmu di David. Dati a lu Signuri, dati a lu Signuri la gloria e lu putiri. 2 Dati a lu Signuri la gloria di lu so’ nomi, inginucchiativi a lu Signuri cu’ li paramenti sacri. 3 U Signuri trona supra l’acqui; u D-u di la gloria scatina u tronu. U Signuri, supra l’acqui immensi. 4 U Signuri trona cu la forza, trona u Signuri cu putenza. 5 U tronu dô Signuri scutula i cedri di lu Libanu. 6 Fa arrisatari comu a nu iencu lu Libanu e lu Sirion comu a nu giuvini viteddu. 7 U tronu saitta lingui di focu. 8 U tronu fa scotiri la terra, u Signuri fa scrusciri lu disertu di Kadesh. 9 U tronu fa sgravari li fimmini di lu cervu e spogghia li fureste, ‘nta lu so’ tempiu tutti dicunu: Gloria! 10 U Signuri è assittato supra a la timpesta, u Signuri s’assetta Re pi sempri. 11 U Signuri darà la forza a lu so’ populu e a idda darà la bbinidizzioni cu la paci.

Traduzione di Khaim Jehudà - Giovanni Ferdinando Giudice (di proprietà dell’autore)

giovedì 13 giugno 2013

SHABBATH 7 TAMUZ 5773 / 14-15 GIUGNO 2013



 Boris Dubrov: L'apprendimento della saggezza della Torah 2005


ORARI DI SIRACUSA
Accensione  ore  20,01
Havdalah           21.07
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PARASHAH CHUQQATH: Bemidbar 19,1 - 22,1
HAFTARAH: Shofetim 11, 1-33

La parola ebraica chuqqim traduce un’idea di non comprensione. Cose che appartengono alla sfera divina e che non ci è dato di svelare con un approccio razionale. In sé non sono solo misteriose, si utilizzerebbe il termine nistarot, ma appartengono ad una sfera altra cui non è concesso, per il momento, accedere. Molte delle nistarot nel tempo si sono disgelate: in fin dei conti qualsiasi fenomeno elettrico era percepito come velato di trascendenza o magia ed oggi appartiene alla nostra quotidianità. Quello che era occulto oggi non lo è, il dominio della conoscenza e della razionalità ci consente di non dover interpretare fenomeni naturali come il tuono la folgore l’eruzione vulcanica o lo tsunami. I chuqqim sembrano appartenere ad una serie di prescrizioni di origine divina, pertanto non spiegabili con gli strumenti del nostro ragionare. L’utilizzo da parte del popolo ebraico di alcuni riti o la presenza nel racconto biblico di alcuni avvenimenti ha indotto i nostri avversatori a ritenere che nel nostro mondo sopravvivessero pratiche magiche. Tuttavia sia chiaro che nel mondo ebraico la pratica magica e stregonesca non è ammessa. Partiamo comunque dal presupposto che D-o ha creato le cose visibili ma anche quelle invisibili agli uomini per chiarire che dal punto di vista della dottrina positivista non può esserci condivisione di letture razionali dell’avventura del creato.
Il fatto che nemmeno il Signore ci è svelato in una forma e che preghiamo Colui che non è conoscibile, pur essendosi rivelato nella storia, chiarisce subito il nostro rapporto con il transumano e l’irrazionale. Per questo non è dato a noi tentare di dominare la natura e di condizionare la forza con chissuf diventare dunque mekasshef, cioè magoshim. La natura è opera di D-o e a lui sta disporne. Tutti gli avvenimenti che parrebbero ricondurre a questa sfera nella Torah sono opera divina e non degli uomini. Moshè è uno strumento nelle mani del Signore e nelle 22 lettere della creazione. Che Moshè batta la pietra per farne scaturire l’acqua non è di per sé cosa misteriosa. Ancora oggi i beduini del deserto usano percuotere la roccia per comprendere dalla sonorità l’eventuale presenza di acqua, ma che la parola comandata da D-o si faccia strumento per far sgorgare acqua non è un prodigio magico ma divino. Non è l’uomo che opera ma è solo il tramite, esso stesso strumento.
Lo stesso, lo abbiamo già detto, va ascritto a tutti quegli strumenti che paiono avere valore apotropaico come amuleti, talismani o oggetti sacri che sacri in sé non sono, è solo il rapporto fra noi e D-o che comporta la sacralizzazione. Per un goy una mezuzah è semplicemente una scatolina con delle parole al suo interno.
Che poi rimangano tracce di questo complesso rapporto con il mistero del creato e con il tentativo degli uomini di esserne interpreti questo è sicuramente possibile. Si pensi all’espressione “mazel tov” espressione benaugurale certo, ma che rimanda alla buona stella dell’astrologia e alle incerte cosmologie degli umani.
D’altronde si comprenda come gli uomini abbiano sempre tentato di far corrispondere i propri umili destini a quelli superni, ad accordare il micro al macrocosmo.
Il tentativo di dare alla parola un valore superiore, quasi a trasformarla in linguaggio divino, lo abbiamo fatto con la musica, con i giochi sonori di allitterazioni e rime, con le flessioni rituali della voce, col canto, per questo si intende la parola incantesimo come atto magico.
Tuttavia il nostro rapporto con il divino e con il creato è e deve rimanere solo quello di umili interpreti, strumenti del quotidiano prodigio dell’esistenza. Tutti gli altri tentativi di ergere noi stessi ad attanti della trasformazione sovrumana sono destinati a fallire e a configurarsi come atti magici, per questo condannati dalla Torah e da tutta la letteratura rabbinica successiva: “Chiunque fa queste cose è in abominio agli occhi dell’Eterno”.
In questa logica anche la questione della parah hadummà, della vacca rossa deve essere letta come un intervento che appartiene alla sfera divina e che non ci è dato comprendere. Forse un giorno, se il Signore lo vorrà, la storia o la scienza ce ne daranno ragione.
Shabbath shalom
Israel Eliahu

mercoledì 5 giugno 2013

SHABBATH 30 SIVAN 5773 / 7-8 GIUGNO 2013

Gustave Doré: Morte di Korah

ORARI DI SIRACUSA
Accensione  ore  19.58
Havdalah           21.04
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PARASHAH QORACH: Bemidbar 16 -18
HAFTARAH: Shmuel I, 11,14 - 12,22

Qorach è un demagogo. Ci sono quelli che hanno tanto e non vogliono dividerlo con nessuno, ci sono quelli che hanno niente e vogliono dividerlo con tutti. Qorach fa parte di questi imbonitori che vellicano la parte più sensibile e aggressiva dell’animus degli uomini da poco e che si nascondono dietro il volto anonimo della massa per promuovere istanze che, a ben guardare, mostrano solo una caramellosa glassa da rivendicazione sociale e ben poco di etico. In questo caso, ben poco di religioso. Un amico Rabbino americano, che è anche, buon per lui, psichiatra, mi raccontava che periodicamente si presentano nella sua Sinagoga vari Messia, grandi riformatori, e una pletora di profeti urbani con forti disturbi della personalità e la ormai nota Sindrome di Gerusalemme. Generalmente ai Messia si limita a fare osservare che fino ad ora non hanno combinato un gran che; con gli altri ci vuole più pazienza.
In altri tempi anche Shabbetay Tzevi seppe conquistare il cuore delle masse ebree; finì per convertirsi all’Islam, ma un grande studioso ha riconosciuto in lui il germe dell’Haskalah, l’illuminismo ebraico, quello che può essere considerato il viatico per l’assimilazione, spesso confusa con una sorta di normalizzazione per coloro che danno da mangiare al coccodrillo sperando di essere divorati per ultimi.
Qorach resta sempre un demagogo! Sceglie la figura commotiva della vedova, ne sfrutta una sola sfaccettatura, quella dei doveri, dimenticando però che la Torah tutela questa figura proprio su un piano sociale, quello dei diritti. Ma a Qorach non interessa! Il suo j’accuse deve arrivare a graffiare l’amor proprio e l’individualità grassa, che fanno il nido non nel cuore delle persone ma nella bieca insolenza dell’orgoglio, del desiderio del potere. Perché loro e non io? Qualche annetto dopo, caro Qorach, te lo avrebbe spiegato sorridendo Trilussa nella poesiola dell’aquila e del gallo, L’uguaglianza:
                                      
Fissato ne l'idea de l'uguajanza
un Gallo scrisse all'Aquila: - Compagna,
siccome te ne stai su la montagna
bisogna che abbolimo 'sta distanza:
perché nun è né giusto né civile
ch'io stia fra la monnezza d'un cortile,
ma sarebbe più commodo e più bello
de vive ner medesimo livello.-
 
L'Aquila je rispose: - Caro mio,
accetto volentieri la proposta:
volemo fa' amicizzia? So' disposta:
ma nun pretenne che m'abbassi io.
Se te senti la forza necessaria
spalanca l'ale e viettene per aria:
se nun t'abbasta l'anima de fallo
io seguito a fa' l'Aquila e tu er Gallo.
 
 
Sì perché Qorach è un levita figlio di Izhar, fratello di Amram, e dunque Qorach è cugino di Moshè e 
Aaron. Perché loro e non io? Inaccettabile, dato il vincolo di parentela; dimentica però un piccolo 
particolare. Che Moshè, come lo fu Avraham è stato scelto da D-o. Non si è arrogato il diritto di 
condurre con sé il popolo ebraico verso la terra che stilla latte e miele. È stato chiamato da 
D-o.  Si può dire che non c’era bisogno di un Qorach o di 1000 Qorach equipollenti?!
In un Midrash il profeta Eliahu ad una piccola e misera Qehillà che lo aveva ospitato augurò di avere un solo capo; ad una ricca Qehillà che lo aveva cacciato come vagabondo augurò di avere molti capi. Perché dove ci sono molti che comandano non c’è pace.
“Le religioni idolatriche hanno molti dei, molte leggi, molti sacerdoti, molti luoghi di riunione; noi invece abbiamo un solo D-o, una sola Torah, una sola legge un solo altare e quindi un solo Sommo Sacerdote. Ora voi siete duecentocinquanta e aspirate tutti al Sommo Sacerdozio” così risponde Moshè secondo il Midrash.  
I commentatori hanno scritto molto su Qorach. Io mi limito a ricordarvi che Qorach è sempre vivo. Si nasconde nell’ombra, pronto ad accendere la miccia della sovversione, a volte in nome della utopia, del relativismo, del “progresso della società civile” chiedendo al popolo ebraico di rinnegare la propria cultura e la propria legge perché ai loro occhi pare inattuale; chiede di mettere in discussione dialetticamente quanto il Signore ci ha comandato, come se la Torah non fosse universale, come se non contenesse già la via della giustizia assoluta per gli uomini secondo gli intendimenti divini.
Scrive Maimonide:
“I saggi e i profeti non hanno aspirato ai tempi Messianici per governare il mondo, né per essere glorificati dalle nazioni e neppure per mangiare, bere e godere. Tutto quello che sperano è di consacrarsi senza ostacoli alla Torah e alla saggezza. In quel tempo non vi sarà né carestia né guerra né gelosia né discordia, perché la terra sarà posseduta nell’abbondanza. Il mondo intero non avrà altra preoccupazione che la conoscenza di D-o. Allora i figli di Israele saranno saggi rispettati, conosceranno le cose nascoste e perverranno alla conoscenza del loro creatore, fino ai limiti della capacità umana”.
Shabbath shalom
Israel Eliahu

lunedì 3 giugno 2013

SALMU 100 INVITU A LA LODI


1 Salmu pi lu sacrificiu di ringraziu. Osannati lu Signuri, vui tutti di la terra, 2 sirviti lu D-u ‘nta la gioia, ammustrativi a aiddu cu lu cori chinu di alligrizza. 3 Rricanusciti ca lu Signuri è lu D-u. Iddu n’ha fattu nasciri e nuiautri semu i figghi soi, lu so’ populu e mannira pi la so’ pastura. 4 Trasiti pi la so’ porta cu nu innu di ringraziu, li soi atri cu canti giulivi, sia lodatu D-u, bbinidittu u so’ nomi, 5 pirchì iddu è bbonu, eterna è la so’ misiricordia, la so’ fedeltà pi ogni generazioni.

Traduzione di Khaim Jehudà - Giovanni Ferdinando Giudice (di proprietà dell’autore)


IL CENTRO TIQQUN SUL SITO DELLA COMUNITÀ DI NAPOLI