venerdì 24 gennaio 2014

SHABBATH 24 SHVAT 5774 / 24-25 GENNAIO 2014 - MISHPATIM


Auguste Charpentier: L'usuraio ebreo




ORARI DI SIRACUSA
ore 16.56 - 17.57
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PARASHAH MISHPATIM: Shemoth 21 - 24
HAFTARAH: Yrmeyahu 34,8-22

Si annuncia Rosh Chodesh


                   Prologo in terra
 
Shalom a tutti.
Come ogni settimana cerco di isolare, nella Parashah, un tema e di sviluppare alcune tracce che dovrebbero essere spunto di riflessione. Io non penso che dopo migliaia di anni di ermeneutica ci sia bisogno delle mie parole, ci mancherebbe altro, cerco solo di suggerire qualche chiave di lettura. Questa settimana ho pensato di affrontare il tema dell’usura e come sempre cerco nelle fonti e nei commenti. Ho cercato qualcosa anche su Internet, ho trovato pagine interessanti, analisi serie, tesi di laurea, ma mi sono reso conto di avere aperto uno dei pozzi più profondi dell’antisemitismo. Le voci che escono dalle latrine di una canea ululante, le strida insensate di un mondo sommerso fatto di frasi stantie, un marciume indistinto e colloso di banalità, di esaltazione morbosa e nauseante di luoghi comuni, una sanie di insulti e di menzogne, una putredine di cervelli nutriti di livore insensato, di invidia malcelata, di apocalittici dettati; teorici del complottismo giudaico massonico, estremisti della banalità; un orrido senza luce in cui ribolle un’indifferenziata mistura di idiozia e di ignoranza; una fetida scia che risale in superficie e si fa carne, si fa persona. Forse quello che non pensate, il vostro vicino, l’impiegato che vi sorride, la commessa. Il professore di Liceo. Quello che… ma sì, ve lo devo dire… In questi giorni ho girato in lungo e in largo la Sicilia per parlare ai ragazzi delle scuole ma anche agli adulti, di Shoah. Ho incontrato persone meravigliose con le quali abbiamo stretto mani, fatto progetti, persone che lavorano per il bene, perché questa umanità non dimentichi, ma che si sappia rifondare eticamente, per avere ancora qualche speranza in un futuro. Ma fra tanti ecco ogni tanto comparire il quinto cavaliere, ecco l’odio irragionevole che si fa parola. Un docente di scuola superiore che prima si presenta e poi mi dice: "Netanyahu è come Hitler, oggi Israele è come la germania nazista". E questo dovrebbe insegnare agli studenti, e cosa racconta ai suoi studenti? Io non ho raccolto la provocazione, mi sono limitato a suggerirgli di cambiare mestiere. E questo mi spiega che ha un blog per la pace ed è pure antifascista. Fantastico! Nemmeno Walt Disney sarebbe stato capace di un calembour grottesco come questo.
Un altro tipo, che evidentemente si era preparato tutta la notte per questa aggressione, al termine di una mia conferenza sulla teologia del dopo Auschwitz si alza e mi chiede: "Ma se tutti vi odiano da 2000 anni non crede che il problema potrebbe essere dentro di voi?" Seconda domanda: "Non pensa che oggi Israele sia come la germania nazista?".
Rispondo alla prima: "Penso che dovrebbe vergognarsi, poiché sta enunciando uno di quegli stereotipi che hanno condannato a morte sei milioni di persone". Alla seconda non rispondo, perché ho letto nei suoi occhi la disfatta triste di una generazione che ha devastato le teste e le coscienze per 45 anni. Nel vuoto del suo pensiero ho ascoltato la cantilena triste della sconfitta ideologica. Questa generazione non lascerà che odio, lascerà solo un buco catramoso, ma quel buco ogni giorno viene riempito da una feccia sempre più greve, sempre più pericolosa, con i suoi dogmi ribaltati, con un non pensiero che si veste con un sudario che è solo il fantasma triste dell’intellighenzia. Presto riverserà la sua peciosa e nauseante bruttura, la sua verminosa putredine per il contagio e il mondo brucerà ancora.
 
Parashah Mishpatim     
        
Nella parashah di questa settimana troviamo l’enunciazione di leggi sociali, di norme di diritto civile e penale. Troviamo leggi relative all’etica, all’anno sabbatico, allo Shabbath, alle feste. È un corollario al decalogo. Parerga e paralipomena, del testo su cui ci confrontiamo da migliaia di anni. La Parashah si conclude con la stesura del Sefer haBerith, la scrittura del patto fra D-o e il suo popolo.
Fra  altri troviamo questo enunciato:
Shemoth 22,24
Quando presterai denaro a qualcuno del Mio popolo non comportarti come un vessatore e non esigere da lui alcun interesse. Se tu prenderai in pegno l’indumento del tuo prossimo, al tramonto del sole dovrai restituirglielo. Poiché in questo consiste la sua unica copertura, è il vestito del suo corpo. Con che cosa si coricherebbe? Quindi se egli esclamasse a Me io lo ascolterei perché Io sono il misericordioso.
Ci sono altri passi nei testi a noi sacri che si occupano della questione, eccone alcuni (la traduzione è quella “classica” Giuntina):
Devarim 28,12
Il Signore aprirà per te il suo benefico tesoro, il cielo, dando a suo tempo la pioggia alla tua terra e benedicendo tutte le opere delle tue mani, in modo che tu potrai dar prestiti alle altre nazioni mentre tu stesso non avrai bisogno di prenderne altri.
Deuteronomio 23,20
Non prestare ad interesse a tuo fratello, sia un interesse in denaro che un interesse in viveri o in qualsiasi altra cosa. Allo straniero potrai prestare ad interesse, ma non a tuo fratello, affinché il Signore tuo D-o ti benedica in tutto ciò che farai nel paese nel quale tu entrerai per possederlo.
Vaykra 25,35
E se un tuo fratello impoverirà e le sue forze vacilleranno presso di te, tu dovrai sostenerlo, sia anche un forestiero o un avventizio, sicché possa vivere presso di te. Il tuo denaro non dargli ad usura né con interesse gli darai del tuo cibo.
Tehillim 15,5
O Signore, chi potrà soggiornare nella tua tenda? ...chi non dà il suo denaro ad interesse né prende un donativo per danneggiare l’innocente.
Yechezqiel 18,13
…commetta azioni abominevoli, dia a prestito con interesse o prenda usura, vivrà forse? Non vivrà.
Yechezqiel 22,12
In te si presero doni di corruzione per spargere sangue, tu prendesti interessi ad usura, tu facesti illeciti con frode, tu Mi hai dimenticato, dice il Signore.
Le Goff in un suo volume, La borsa e la vita. Dall’usuraio al banchiere, scrive:
“Bisogna eliminare subito un equivoco. La storia ha strettamente legato l’immagine dell’usuraio a quella dell’Ebreo. Fino al XII secolo il prestito a interesse che non metteva in gioco somme considerevoli e avveniva parzialmente nel quadro dell’economia naturale (grano, vestiti, materiali ed oggetti e si riceveva una maggior quantità delle cose prestate) era essenzialmente nelle mani degli Ebrei. A costoro in effetti venivano poco a poco proibite attività produttive  che oggi chiameremmo primarie o secondarie. Non restava loro altro, a fianco di alcune professioni liberali come la medicina, per lungo tempo disdegnata dai Cristiani…
Non Cristiani, gli Ebrei non avevano scrupoli e non violavano le prescrizioni bibliche facendo prestiti ad individui che non facevano parte della loro comunità”.
Ammettiamo che Le Goff volesse esprimersi diversamente o che forse il traduttore abbia mal analizzato lo spessore semantico della parola ma pensiamo fosse scritto:
I Crociati non si facevano scrupolo di sgozzare donne e bambini Ebrei che incontravano sul loro cammino verso Gerusalemme…
Se abbiamo compreso il valore universale del decalogo o, poiché il decalogo è stato dato solo agli Ebrei, almeno dei precetti noachidi, capiamo che questo non scrupolo sembrerebbe prescindere da un’etica universale, un rispetto nei confronti dell’intera umanità.
Se andiamo a leggere anche il rispetto per lo straniero o comunque per i deboli e i poveri che nei comandamenti viene espresso, forse le cose potrebbero essere lette diversamente.
In duemila anni di storia ci sono solo fandonie e accuse insensate contro gli Ebrei ma mai la testimonianza di un atto violento compiuto da una comunità Ebraica verso gli altri. Abbiamo sempre e solo subito la feroce disciplina delle chiese altrui.
Continua Le Goff:
Dante esprime la mentalità della sua epoca  e condanna l’usura come forma di bestialità.
Ad una genia bestiale fa riscontro una pratica bestiale. Un solo e medesimo odio si sviluppò presso i Cristiani nei confronti degli Ebrei e dell’usura. Il IV Concilio Lateranense decretò: “Volendo impedire che in questa materia i Cristiani siano trattati in modo disumano dagli Ebrei, stabiliamo etc...”.
Le Goff ha lasciato in eredità al mondo retorico della citazione questo interessante assunto sul furto del tempo. Ovvero: l’usuraio realizza un profitto ingiusto vendendo una cosa che non gli appartiene, il tempo che appartiene a Dio solo (è il tempo che fa fruttare il prestito) concetto mutuato da Pietro Cantore, maestro del XII secolo. Su questo tema potete trovare una ulteriore elaborazione in un testo di Sylvain Piron: I paradossi della teoria dell’usura nel medioevo.
Scrive Daniela Capone (potete trovare il testo su internet) nella sua tesi di Laurea, Profili dell’usura e della polemica antiebraica nel rinascimento: Il Mercante di Venezia di Shakespeare:
Anche se il mestiere di usuraio (ricordo che il concetto di usura era relativo al divieto di chiedere più di quanto era stato prestato) non era scevro di gravi pericoli, sia per l’incerto status sociale dei Giudei sia perché i debitori tendevano a sottrarsi ai loro impegni contrattuali fomentando l’antisemitismo e le persecuzioni razziali, gli Ebrei avevano buoni motivi per fare gli usurai.
Anzitutto non essendo cristiani e non potendo sperare nella salvazione non erano toccati dal divieto della Chiesa e non avevano nulla da perdere; in secondo luogo, soggetti com’erano a persecuzioni, sopraffazioni e soprusi di ogni genere erano naturalmente portati a scegliere un mestiere i cui profitti fossero facili da nascondere e a trasferirsi (...) Gli Ebrei esercitando l’usura, soddisfacevano un bisogno reale della società, in una Europa che stava passando da una economia di mera assistenza a un’economia che richiedeva un maggiore uso del denaro, bene che era allora assai scarso”.
Bene, ma sapete che alla fine del XII secolo gli usurai cristiani erano molto superiori a quelli di origine Ebraica?
Beh… non disperiamo, questi temi storici sono trattati in tutte le salse, con bibliografie sterminate.
Quello che penso dovremmo fare è rileggere la purezza del dettato Toraico e di quello profetico che, se è vero che si richiama alla solidarietà e alla fratellanza ebraica, al proprio gruppo comunitario, insiste anche sul rispetto di un'etica universale. Dire che puoi prestare con interesse, spogliamo la parola dalle stratificazioni successive, agli stranieri vuol dire che puoi beneficiare gli altri che possono aver bisogno della tua sostanza. Non vuol dire che devi strozzare le persone come un usuraio della camorra. Non voglio fare alchimia delle parole ma il Santo Benedetto è Padre di tutti gli uomini e non consentirebbe mai, per sua legge, la vessazione dell’uomo su un altro uomo, chiunque egli sia, a qualunque popolo appartenga.
Shabbath shalom
Israel Eliahu

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