mercoledì 26 dicembre 2012

SHABATH 16 TEVET 5773 / 28-29 DICEMBRE 2012

 
Shabbat table, Fiona Collins
 
ORARI DI SIRACUSA
Accensione ore 16.31
Havdalah    ore 17.34
Per le altre località vedi  http://www.myzmanim.com/search.aspx
 
Parashah Vaychi: Bereshith 47,28 - 50,26
Haftarah Vaychi: Melakhim I, 2,1-12
 
Shalom a tutti.
Ci troviamo di fronte ad un episodio, il commiato di Giacobbe, fra i più dibattuti, per una complessità intrinseca che può mutare qualora venisse attribuita al brano una diversa datazione. Perché si ritiene che seppure le parole di Yaʽakov non prevedano ad esempio la riabilitazione della tribù di Levi, pure alcuni riferimenti storici tenderebbero a far uscire dall'ambito della profezia pura il testo, connotandolo alla produzione epigrafica successiva.
Intanto è evidente che il genere del brano è ascrivibile alla poesia o meglio al genere del "poema tribale" espresso nella situazione del commiato nel punto di morte che un patriarca rivolge alla propria genia. L'intento vaticinante della profezia di carattere religioso (per alcuni commentatori prophetia ex eventu quindi riferiti a fati già accaduti) lo assimila a componimenti di genere tipici delle culture semite.
La poesia ebraica antica è caratterizzata da determinati stilemi come il parallelismus membrorum, o quello antitheticus, da allitterazioni, giochi etimologici, giochi vocalici che rimandano a una rimazione primitiva.
Intanto cominciamo col dire che la parola berakhah, la cui radice è brkh, oltre al significato di benedire ne ha anche uno più generico e meno attestato di accomiatarsi, congedarsi. Questo induce a classificare il nostro brano nel genere letterario del commiato. Pensate a quello di Moshè in Deuteronomio.
Oggi la maggior parte dei commentatori ritiene che questo brano sia frutto di un poeta giudeo dell'eta di Davide, che intendeva celebrare la monarchia davidica con questo elogio (vi faccio notare che la parola benedizione viene tradotta con termine greco εὐλογία da eu e logos).
Nell'intenzione di dimostrare l'origine particolare ed isolata di questo brano sono stati evidenziati paralleli con la letteratura di genere ugaritica, della città-stato di Ugarit oggi in Siria, ritenendo fosse stato possibile il trasferimento di alcuni veicoli di genere e ornamenti letterari alla poesia ebraica antica.
Ancora Zimmern, lo riferisco per dovere di cronaca, mette in relazione l'articolazione del commiato con i segni dello zodiaco. Il ricorso ai nomi di animali che compaiono nel nostro brano, l'oracolo doppio di Simʽon e Lewi (identificabile con i Gemelli) potrebbero riferirsi ad un antico sistema astrologico, sappiamo da documenti cuneiformi che c'era una certa approssimazione di un piano zodiacale già nel primo millennio. L'ipotesi può avere qualche suggestione ma esce dai binari dell'analisi storica.
Per saperne di più:
Rav Alberto Somekh: Il commiato di Yaʽaqob. Un'ipotesi di interpretazione in chiave mediterranea. Firenze, La nuova Italia, 1990
Midrash (Pes. 56) "Giacobbe chiamò i suoi figli e disse loro: Raccoglietevi ed io vi annuncerò quello che accadrà al termine dei giorni (Ber. 49,1).
Giacobbe aveva intenzione di svelare ai suoi figli il mistero della fine dei giorni, ma la maestà di D-o si allontanò da lui. Pensò: C'è forse, D-o non voglia, qua, vicino al mio letto, qualche indegno discendente, come Ishmael al tempo di Avraham o come ʽEsav al tempo di Isacco? Gli risposero i figli: "Ascolta o Israele, il Signore è il nostro D-o, il Signore è uno" (Dev. 6, 4). Come in cuor tuo non v'è che un D-o, così uno è Iddio nel nostro cuore. Allora Giacobbe disse: " Benedetto sia in eterno il Suo nome glorioso".
Dissero in nome di Rabbi Shemuel: Questo è quanto ripetono gli Israeliti mattino e sera, ogni giorno, dicendo: Ascoltaci o nostro Padre Israele, dalla grotta di Machpelà: quella stessa consegna che da te ci fu data noi la manteniamo tuttora: "Il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno".
 
Shabath shalom
Israel Eliahu
 
 



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