giovedì 13 dicembre 2012

SHABBATH 2 TEVET 5773 / 14-15 DICEMBRE 2012



ORARI DI SIRACUSA
Accensione ore  16.24
Havdalah    ore   17.26
Per le altre località vedi  http://www.myzmanim.com/search.aspx

All'uscita di Shabath si accende l'ottavo ed ultimo lume di Chanukkah.

Parashah Miqqetz: Bereshith 41,1 - 44,17
Haftarah Miqqetz: Melakhim I, 3,15-2



 R
abbi Jehoshua di Sichnin in nome di Rabbi Levi dice: i maghi spiegavano i sogni, ma le loro spie­gazioni non trovavano favorevoli accoglienze. Essi dicevano: "Sette vacche belle, cioè sette figlie tu genererai. Sette vacche brutte, cioè sette figlie tu seppellirai e così: sette spighe belle, cioè sette regni tu conquisterai; sette spighe brutte: sette regni si ribelleranno a te".
E tutto ciò a che scopo? Perché alla fine venisse Giuseppe e si acquistasse un alto rango. Pensò il Santo, Benedetto Egli sia: se Giuseppe viene subito e dà la spiegazione del sogno, non appare il suo merito; gli indovini potrebbero dire a Faraone: - se tu ci avessi interpellati avremmo noi stessi dato la spiegazione - perciò aspettò che loro si stancassero e lasciassero depresso lo spirito di Fa­raone; così venne Giuseppe e lo risollevò (Bereshit Rabbà 89).
In questo midrash appare evidente la differenza fra Giuseppe e la sua capacità di interpre­tare i sogni da una parte e la divinazione operata dai maghi dall'altra. Questo commento è importante perché pone la differenza fra la ciarlataneria divinatoria e mistificatoria praticata da genti idolatre dedite alla magia e il dono della interpretazione di quanto è profetico se­condo un mandato divino.
Nel sogno di Faraone compare il numero sette. Questo è un numero sacro per gli Ebrei, probabilmente il suo valore assoluto risiede nel racconto della creazione in sette giorni.
In seguito i casi in cui il numero sette ritorna sono infiniti. Sette coppie di animali sull'arca, dopo sette giorni le acque del diluvio, sette gli anni di Yaakov presso Labano, sette giorni di cammino da Carran a Galaad, sette volte si prostra a terra davanti al fratello, per sette giorni mangerete azzimi, sette settimane il ʽomer, sette bracci ha la menorah, sette giorni per  purificarsi, sette volte sette gli anni del giubileo, etc… potrei continuare per intere pa­gine. Dunque il numero sette è un numero sacro che spesso si riferisce ad un percorso iniziatico o di elevazione, comunque ad un ciclo che porta al compimento  di un percorso. L'osservanza dello Shabbat  appartiene ai precetti la cui violazione è diretta contro D-o stesso e viene punita con la punizione estrema, come a quell'uomo che raccoglieva la le­gna di Shabbat (Bemidbar 15,32-25). Questa gravità viene rimarcata ancora di più a Pe­sach: "per sette giorni mangerete azzimi. Già dal primo giorno farete sparire il lievito dalle vostre case, perché chiunque mangerà del lievitato dal primo al settimo giorno sarà elimi­nato da Israele".
Dunque possiamo intuire come il sette sia legato per via simbolica ad un tabù che non deve essere infranto. Secondo alcuni commentatori la lettera zain, che è il numero sette, da un punto di vista iconico si ricollega al taglio e alla milah, operazione che si fa all'ottavo giorno, a conclusione appunto di un ciclo.
Effettivamente ancora oggi i bambini israeliani rappresentano la propria sessualità con questa lettera.
Comunque il discorso è complesso e molto articolato e non è questa la sede per appro­fondirlo, spero di avervi dato qualche suggerimento per una riflessione.
Torniamo alla nostra Parashah e a Giuseppe.
Giuseppe era molto bello:
"Quando poi, cavalcando sul cocchio, percorse tutto il territorio egiziano, le ragazze egiziane salivano sulle mura della città e gettavano verso di lui anelli d'oro nella speranza che egli si voltasse ad ammirare la loro bellezza, secondo quanto è detto: "Figlio rigoglioso è Giuseppe... le ragazze salgono sulle mura a vederlo" (Perek R. Eliezer, 39).
Cosicchè dopo aver interpretato i sogni ed essere diventato potente gli viene data in mo­glie Asenath figlia di  Potifera.
Eppure Giuseppe è Ebreo e non potrebbe sposare una straniera, un'idolatra. Curiosa­mente la storia è breve, pare inenarrata, tanto da aver stimolato un'ampia produzione let­teraria colta e popolare, da quella pseudo epigrafica relativa alla narrazione della Torah, a Goethe a Thomas Mann. Scrive Dario Del Corno che nella breve frase "Faraone chiamò Giu­seppe Tsafnath Paneach e gli diede per moglie Aseneth figlia di Potifera sacerdote di On. E Giuseppe partì per visitare il paese d'Egitto" vi è un nucleo intensamente simbolico e narrativo di sapore intuitivamente ca­balistico, e questo spiegherebbe il fiorire di tanta letteratura sul casto e bellissimo Giu­seppe. Tuttavia resta il problema: come poteva Giuseppe accettare il coniugio e i costumi di una straniera? Ecco come un anonimo autore ebreo, presumibilmente del periodo elle­nistico, raccontando la "Storia del bellissimo Giuseppe e della sua sposa Aseneth" risolve il problema; con una struggente lirica che ha il sapore di un atto di conversione:
"Aseneth (rifiutata inizialmente da Giuseppe in quanto idolatra) intese le parole di Giu­seppe e fu presa da grande tristezza e cominciò a sospirare: teneva lo sguardo fisso nel volto di Giuseppe e i suoi occhi si riempirono di lacrime. La vide Giuseppe, ed ebbe grande compassione di lei, perché era dolce e pietoso e timorato di D-o. Levò la mano destra sopra il capo di Aseneth e disse:
                       " Signore, D-o di mio padre Israele,
                        Altissimo, Onnipotente,
                        tu che hai creato l'universo,
                        che chiami dalle tenebre alla luce,
                        e dall'errore alla verità,
                        e dalla morte alla vita,
                        a questa vergine, o Signore,
                        dona tu stesso vita e benedizione.
                        E rinnovala con il tuo spirito,
                        e plasmala di nuovo con la tua mano,
                        e falla rivivere della tua vita,
                        e beva il calice della tua benedizione.
                        Tu l'hai eletta ancor prima della nascita:
                        fa ch'essa entri nel riposo
                        che hai preparato per i tuoi eletti".

Tratto da  Anonimo: Storia del bellissimo Giuseppe e della sua sposa Aseneth. Sellerio, 1983

Con questa toccante richiesta di benedizione vi auguro Shabbat Shalom ve Chag Sameach.

Israel Eliahu
 

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