giovedì 23 maggio 2013

SHABBATH 16 SIVAN 5773 / 24-25 MAGGIO 2013


ORARI DI SIRACUSA
Accensione  ore  19.49
Havdalah               20.54
Per le altre locallità vedi  http://www.myzmanim.com/search.aspx

PARASHAH BEHAʽALOTHEKHA: Bemidbar 8 -12
HAFTARAH: Zecharyah 2, 14 - 4, 7

"…………… custodito dal segreto, il candelabro eterno aspetta ancora e veglia, ignoto e intatto, nella sua tomba nascosta. Sopra di lui trascorsero senza freno i secoli, i popoli si disputarono a vicenda il possesso del paese, genti straniere nuove e diverse guerreggiarono intorno alla sua tomba: ma nessuna rapina poté ghermirlo, nessuna bramosia poté distruggerlo. A volte un passo s’affretta sulle zolle che lo proteggono, a volte nell’ardore del meriggio i viandanti sostano sul margine della via e sonnecchiano vicino al suo sonno, ma nessun presagio ha mai rivelato la sua vicinanza, nessuna curiosità si è fatta strada fra quelle tenebre. Il candelabro, come il segreto di D-o, riposa nell’oscurità dei millenni e nessuno sa se riposerà in eterno, nascosto e perduto per il popolo che continua a vagare di esilio in esilio, o se qualcuno lo ritroverà finalmente, il giorno in cui il suo popolo sarà riunito e la Menorah potrà tornare a risplendere sulle genti pacifiche del tempio della pace."
Con queste parole Stefan Zweig termina il suo lungo racconto «Il candelabro sepolto» editato in Italia nel 1945. Nell’immaginario del grande scrittore austriaco la Menorah distrutta è solo una copia, mentre l’originale del Tempio è sepolto in attesa dei tempi messianici. Ed è così perché, metaforicamente, la lampada che è luce di Israele aspetta il riscatto del suo popolo nella luce della Torah.
I Rabbanim ritenevano che la funzione pratica della Menorah, cioè quella di illuminare, si era esaurita con la caduta del Tempio, che veniva sostituita dalla preghiera rappresentando così la fede nel D-o unico: “Da allora non attendiamo che la Tua luce” (Pesiqta de-rav Kahana). Luce interiore dunque. Unico simbolo concreto della luce divina della Menorah rimane in Sinagoga il ner tamid perennemente acceso.
Il salmo 67 solitamente è riprodotto nella forma di una Menorah.
Lamnatzeach binghinot mizmor shir. Elohim iechonnénu vivarechenu, ia’er panav ittanu, sela…. etc . Il salmo viene recitato ogni giorno nelle sette settimane fra Pesach e Shavuot. I sette versi che seguono quello introduttivo contengono 49 parole, 7 x 7, e corrispondono ai 49 giorni del  ̔omer. Questo salmo viene riprodotto fin dal 1200 in foma di Menorah, ancora il numero 7 nei bracci della Menorah che ritorna. Già allora si diceva che chi lo leggesse in questa forma era certo di ottenere la benedizione Divina.
In effetti  attorno al versetto centrale si fanno ruotare i versetti che sono corrispondenti come numero di parole e che vanno diminuendo progressivamente come lunghezza e numero di parole e graficamente prendono la forma di una Menorah.
In epoca medioevale l’immagine della Menorah divenne anche veicolo di letture mistiche e cabalistiche: i sette bracci si legarono alle sette sefirot inferiori, ne parla diffusamente Ezra di Gerona. Ma sapete che non è mio costume dilungarmi su questioni cabalistiche.
La Menorah era stata data direttamente da D-o a Moshè, gliel'aveva mostrata sul Sinai descrivendone con precisione e minuzia ogni dettaglio. Un'unica fusione d’oro cesellato dal piede ai calici a fiore di  mandorlo, come si legge in Shemot 25, 31-40.  La Menorah del tempo mosaico, si legge in Vaykra, era collocata nella tenda del convegno dove testimoniava la luce divina ed era alimentata da olio di oliva.
Seppure spesso si sia ritenuto che la rappresentazione della Menorah fosse legata al macrocosmo, al cielo e ai sette pianeti e alla ciclicità del numero sette cui si accordava la compiutezza ciclica del creato e della natura, aveva anche un’altra funzionalità simbolica.
Scrive Giulio Busi:
L’aspetto esteriore dava infatti alla Menorah il connotato di rappresentazione compendiaria della natura vegetale, mentre l’accensione notturna protraeva questa funzione anche nelle ore dell’oscurità facendo del candelabro un segno del perdurare dell’energia della natura, offerta in testimonianza al Signore. La funzione memoriale del candelabro e, al contempo, il suo valore di silenzioso sacrificio di luce, sono confermati dalla sua posizione simmetrica rispetto alla tavola con i dodici pani, che venivano rinnovati di Sabato in Sabato per ricordare a D-o le tribù d’Israele e garantirne così la prosperità.”
Sappiamo poi che la Menorah dopo la distruzione del Tempio fu portata in trionfo a Roma dai vincitori, come immagine di sudditanza del popolo ebraico ai Romani. Ma non è così. Cercate bene, dentro di voi: è ancora lì accesa a testimoniare il legame che ogni Ebreo ha con Israele. È la fiamma accesa che ha bruciato anche dentro agli Ebrei siciliani per secoli, nascosta alle generazioni, e che ora, Baruch haShem, torna ad illuminare il nostro cammino.
Shabbat shalom
Israel Eliahu

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