lunedì 12 novembre 2012

Dov'eravamo rimasti...?

Non sempre ci sono chiari i disegni di Kadosh Barukh Hu. A volte l'immutabile tenacia delle leggi del creato e le vite delle misere creature che lo popolano possono apparire orbite di pianeti lontani. Sappiamo che non sempre il tempo della semenza porta frutto, un rigido inverno o la siccità possono compromettere il raccolto, ma sotto la neve o nelle crepe della terra il seme porta il codice della vita, e di nuovo germoglierà ricco di umori e di speranza.
Noi porteremo questa speranza come il segno della presenza divina sulla terra, raccoglieremo la voce di D-o come nostro canto, ogni giorno testimonieremo che anche qui, nella terra nera e ricca di Sicilia, sulle rocce bianche di questa città, nelle profondità dove l’acqua lustrale alimenta il miqweh di Siracusa siamo vivi, fratelli nella preghiera e nella fede.
Israel Eliahu




Certo accadono cose che un tempo la nostra ragione non avrebbe creduto possibili. Ma forse possediamo altri organi oltre alla ragione, organi che allora non conoscevamo, e che potrebbero farci capire questa realtà sconcertante.
Io credo che per ogni evento l'uomo possieda un organo che gli consente di superarlo.
Se noi salveremo i nostri corpi e basta dai campi di prigionia, dovunque essi siano, sarà troppo poco.
Non si tratta infatti di conservare questa vita a ogni costo, ma di come la si conserva. A volte penso che ogni situazione, buona o cattiva, possa arricchire l'uomo di nuove prospettive. E se noi abbandoniamo al loro destino i duri fatti che dobbiamo irrevocabilmente affrontare - se non li ospitiamo nelle nostre teste e nei nostri cuori, per farli decantare e divenire fattori di crescita e di comprensione - allora non siamo una generazione vitale. 
Certo non è così semplice, e forse meno che mai per noi ebrei; ma se non sapremo offrire al mondo impoverito del dopoguerra nient'altro che i nostri corpi salvati a ogni costo - e non un nuovo senso delle cose, attinto dai pozzi più profondi della nostra miseria e disperazione - allora non basterà. Dai campi stessi dovranno irraggiarsi nuovi pensieri, nuove conoscenze dovranno portar chiarezza oltre i recinti di filo spinato, e congiungersi con quelle che là fuori ci si deve ora conquistare con altrettanta pena, e in circostanze che diventano quasi altrettanto difficili. E forse allora, sulla base di una comune e onesta ricerca di chiarezza su questi oscuri avvenimenti, la vita sbandata potrà di nuovo fare un cauto passo avanti.
Etty Hillesum, Lettere 1942-43, Ed. Adelphi

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